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L_Antonio
Odio gli indifferenti


Gli Ultimi


21 dicembre 2012

Votare un anno fa?

Matteo Landini dice che dovevamo andare al voto un anno fa, perché era quello che il Paese voleva. Vorrei ricordare alcuni particolari:

1. Lo scioglimento delle Camere lo decide il Presidente della Repubblica, visto che si parla di Costituzione.

2. Forse (dico forse) il Pd avrebbe vinto le elezioni. Dopo di che avrebbe sostenuto da solo (dico: da solo) il peso di un risanamento difficile persino per un governo retto da una strana maggioranza come l’attuale.

3. La Grecia, dove si è votato, evidentemente non insegna niente. Saremmo entrati nel tunnel delle elezioni anticipate e dei governi che cadevano a raffica.

4. Il PD un anno fa era più debole di ora; oggi la leadership di Bersani nella gestione della crisi e nelle primarie si è rafforzata. Preferisco un PD forte a un PD debole nella gestione di una crisi (internazionale, non solo italiana!)  di tale vastità.

5. Monti è uomo con buone entrature e buona immagina presso le cancellerie e le istituzioni europee. Un capitale che era giusto spendere. Un anno fa, dopo la fase berlusconiana serviva una risposta immediata di credibilità e di competenza. Si doveva dare l’immagine di un Paese che rispondeva rapidamente e unito alla crisi.

6. Il PD avrebbe senz’altro gestito meglio l’aspetto sociale della crisi, ma io resto fermo al mio vecchio ideale di gioventù (cit. Berlinguer) per il quale dinanzi alle fasi storiche di passaggio e dinanzi a compiti di transizione, l’unità delle forze popolari è preferibile alla frammentazione del consenso e dei soggetti sociali. L’unità paga sempre.

7. Oggi andiamo alle elezioni più forti, con Berlusconi costretto ad accentuare la vena populista attaccando Monti che pure ha sostenuto con decine di voti di fiducia. La destra è divisa ed è costretta a differenziare l’offerta (leggi: scissioni consensuali), cioè una truffa di marketing che testimonia la fine di un’egemonia culturale. Il centro è un’allegra accozzaglia di ministri, ricconi, cattolici cattolicissimi e presunta società civile. Il PD è l’unico partito in campo, e si vede. Un anno fa sarebbe stato lo stesso? La destra si sarebbe rigenerata all’opposizione sociale e politica, un dono davvero insperato. Il centro sarebbe rimasto quel che era. Noi avremmo pagato un dazio tremendo. E credo che fosse anche giusto e doveroso coinvolgere tutti, per primo il centrodestra, nella soluzione del problema. Era un atto dovuto di responsabilità generale. Una forma di etica pubblica (visto che si parla così tanto di etica, spesso a sproposito).

 


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20 dicembre 2012

I capelli scompigliati

Non ce l’ho con Luca Cordero, anzi. Il punto è la sua eterna indecisione. Una cosa davvero incresciosa. Racconta il Foglio che, non appena uscito dal vertice a Palazzo Chigi, abbia telefonato ai suoi collaboratori e annullato “la conferenza stampa pomeridiana con la quale avrebbe voluto annunciare la discesa in campo  della lista Italia Futura”. La stessa fondazione, non potendo raccogliere firme ha iniziato una raccolta onlàin di ‘pre-firme’, una “semplice disponibilità dei cittadini a firmare, in caso, a sostegno di una ipotetica lista elettorale per Monti”. Godot non si smentisce, tra tanti dubbi l’unica certezza è il foulard.

 

Ma ve lo immaginate se fosse così indeciso anche a livello motoristico? Alonso scende in pista ma-anche no. Massa gareggia solo se sull’automobile compare la scritta ‘per Monti’. Scatta un pit stop, ma il pilota non riparte perché deve pensarci su. I meccanici diventano amletici: chiave inglese n. 3 o 5? Questo è il problema! Oppure l’ingegnere al muretto che invece di monitorare l’assetto di corsa, mette Canale 5 e si mette a guardare Berlusconi a manetta su tutto quello che gli scappa per la capa. Sarebbe disdicevole, non trovate? Comico. Ma soprattutto, mentre il ri-pensatoio Ferrari sta lì a rimuginare, gli altri gli fanno la riga in mezzo in sorpasso. La politica non è fatta per chi ha paura di scompigliarsi i capelli. Questo è sicuro.

Nella foto, ItaliaFutura sulla linea di partenza.


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19 dicembre 2012

Vincenzino 'o trombettiere

Prendo regolarmente la metro A. E sento da anni i discorsi che si scambiano gli altri passeggeri. Di solito, si tratta di impennate antipolitiche. Soprattutto ultimamente. Tipo: basta coi partiti che vivono alle nostre spalle. Da un po’ di tempo non è sempre così. Anzi. Ecco il dialogo odierno.

 

Prima Signora: Quest’anno la tredicesima se n’è andata per l’IMU e per le bollette.

Seconda Signora: Dillo a me!

Prima: L’IMU è un furto, ha ragione Berlusconi che la vuole abolire.

Seconda: Abolire? Sì, così famo come pe’ l’ICI, la tolgono, poi lo Stato va in bancarotta e ci riaccollano più tasse di prima. Ma che semo matti! La cambiassero l’IMU, anzi la facessero uguale all’ICI, io pagavo un quarto, mia figlia col comodato d’uso pagava come me. Mia figlia in quella casa ci vive da anni con la sua famiglia, cara signora, io non ci faccio nemmeno una lira e ci pago pure le tasse… Perché dovrebbe essere una seconda abitazione? Mia figlia mica ce n’ha altre! Mo’ basta.

 

Ecco, la crisi ha cancellato un certo margine di manovra del comico di turno e del miliardario ridens. Siamo più poveri, più consapevoli della crisi, più attenti verso il futuro, più saggi. Ne abbiamo viste di tutti i colori, come tornare a credere all’Unto? Mi appello alla ragionevolezza dei teleutenti, delle signore in casa, dei pensionati, di chi non ha alcun interesse a dare il proprio consenso a Vincenzino ‘o trombettiere. E poi, lo vogliamo ridire che l’IMU se l’è inventata Tremonti? Che Berlusconi, prima di dileguarsi in qualche SPA, ha firmato un certo numero di cambiali in bianco con l’UE? Che Monti ha ritenuto di pagare quelle cambiali sottoscritte da altri soprattutto con i soldi dell’IMU? Vogliamo pure dire che, adesso che l’IMU è stata strapagata per intero (un cronometro Berlusconi), e le cambiali parzialmente onorate, lui torna in campo lindo e pinto, e fare pure l’antimontiano (con decine di fiducie votate in Parlamento) che vorrebbe candidare Monti nel giochino ‘siamo tutti moderati’? E vuole pure le elezioni, ma con comodo, perché prima deve fare la subrettina in TV? Siamo stanchi di sceneggiate, tornino davvero la politica, i partiti rinnovati, istituzioni più trasparenti e funzionali, cittadini attivi e consapevoli e non teleutenti. Ma stavolta, davanti al miliardario, non c’è un centrosinistra un po’ scombiccherato, ma il PD di Bersani, Italia Bene Comune, ed elettori di sicuro meno spaesati.

 


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18 dicembre 2012

Il tacchino sul tetto

Mi chiedo solo questo: ma se tutta questa ansia di partecipazione, questa voglia di autonomia politica, questo protagonismo della cosiddetta ‘società civile’ si fosse manifestato a suo tempo, nei momenti oscuri del ventennio berlusconiano, oggi forse non staremmo a  questo punto di degrado politico. Disciamolo, dov’erano i montisti prima di Monti (e dov’era Monti, aggiungerei)? Lo dico senza astio. Solo per curiosità. Trovo stucchevole che il bisogno di fermare Berlusconi si manifesti a Berlusconi ormai flippato. Trovo altresì stucchevole che comici miliardari e miliardari comici (per non tacere degli autoetichettati ‘moderati’) oggi si ridestino dal torpore ventennale e scorgano una vocazione al governo del Paese. Tutto bene, d’accordo. La formula ‘progressiti+moderati’ mi piace. Ma non sono affatto certo che non si stia invece approntando un’altra formula, ossia ‘moderati+berlusconiani pentiti’, quale via d’uscita alla crisi del centrodestra pur di evitare un governo di centrosinistra.

 

Lo so, lo so. Conosco la nostra formula dell’alleanza coi moderati (altrimenti detti ‘forze popolari’) dai tempi del compromesso storico e ne ho sempre colto il forte impatto realistico e la saggia ragionevolezza. Ma un blog tipo l_antonio nasce pure per rendere pubblici i propri dubbi, per sollevare quesiti, per distillare amarezza prima che perturbi l’intelligenza politica. E dunque ben vengano i moderati, la società civile, i professori, i tecnici, i montisti, Todi 1, 2, 3, 4, tombola. Ben venga la possibilità di chiudere la destra in un angolo, con un governo che rischia, tuttavia, di non essere guidato personalmente da Bersani. Ben venga tutto, ma quelli che oggi alzano il capo, quelli che oggi lasciano Berlusconi (o minacciano di farlo) per salire sulla barchetta montiana in soccorso dei vincitori, i moderati di varia consistenza, i popolari, quelli che vogliono salvare l’Italia dopo aver suonato il piffero mentre affondava, sappiano che qui non stiamo a pettinare le bambole o smacchiare i giaguari. Sono anni che si aspetta di fare sul serio. Sarà pur meglio il passerotto in mano, ma al tacchino sul tetto, cari centristi, ci teniamo. Eccome.

 


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17 dicembre 2012

Il nuovo centro

Riccardi lo chiama ‘nuovo centro’. Vediamo. Ci sarà la lista Casini (denominata per la circostanza ‘Lista per l’Italia’); poi ci sarà la ‘Lista Montezemolo’ (denominata ‘Verso la Terza Repubblica’, ma staremo a vedere se si tratterà di giorno pari e dispari, perché negli uni Godot arriva, negli altri no); poi ci sarà la ‘Lista Fini’ (denominata per la circostanza ‘Futuro e Libertà’); poi ci sarà la lista dei cattolici montisti, disciamo Lista Riccardi-Olivero-Dellai-Bonanni; poi, forse la ‘Lista Monti’ (denominata fantasiosamente ‘Agenda Monti’) con lui presente anche in forma spettrale; poi i montiani del PDL, denominata ‘Lista Berlusconi’; poi la lista dei grandi giornali, denominata ‘Lista Terzisti buoni per tutte le stagioni’); poi i giocatori del Milan e Barbara d’Urso, nella ‘Lista Ancillare’; poi la ‘Lista No-Imu’, per la quale l’IMU non si migliora, piuttosto si abbatte come un tordo, per farla rinascere peggiore al prossimo governo Monti e nei pressi di un futuro baratro finanziario. Ecco.

 

Questo brulicare spasmodico di prime donne, opportunisti, terzisti, centristi, gente capitata lì per caso (mentre cercava soltanto una toilette), cattolici senza se e senza ma (persino atei), ministri che ci hanno preso gusto, ex tecnici, ex società civile, ex e tuttora berlusconiani, presunti moderati, reazionari, ex fasci, ex e basta, peones, seconde e terze file, antipolitici, antipartitici, equilibristi, gente che ha famiglia, mutui, amanti e soprattutto non ha idee nemmeno a scavarle con il carotaggio, a meno che non sia la stessa idea oggi di tendenza: ‘Monti senza se e senza ma’, ebbene tutti costoro pur presentandosi in forma di caleidoscopio multiforme o specchietto per le allodole alla scadenza elettorale, vorrebbero ambiziosamente unificare il Paese! Ci pensate: i maniaci delle liste personali e scombiccherate che vorrebbero unirci! Ma, al massimo, rifaranno una DC molto, ma molto più frastagliata, seghettata e tagliuzzata della precedente, che almeno aveva una propria storia, un senso e una dignità storica, non meramente giornalistica.

Nella foto, l'agenda del nuovo centro dopo Todi 34


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14 dicembre 2012

L'uomo che faceva cucù alla Merkel

I sondaggi danno PD e SEL in grande vantaggio, con la quota di indecisi in regresso. Gli italiani stanno scegliendo. Di fronte a questa tendenza, gli altri partiti cercano rimedio. C’è chi si dibatte in una crisi mostruosa e finale, com’è per la destra e il PDL. C’è chi cerca una barca (Monti, o il suo spettro) cui aggrapparsi e trasformare un consenso oggi puramente ristretto ed elitario in consenso apprezzabile a livello elettorale, ed è la galassia del centro moderato. Altri, invece, si inventano invece liste e listine di vario colore, non si sa bene perché: facciano pure. La novità sta nel fatto che spezzoni del centrodestra, vista la malaparata, stanno decidendo di imbroccare la via centrista per aggrapparsi anch’essi al solito Monti. Se continua così, tra un po’ la barca di cui sopra andrà a fondo come un sasso, incapace di sorreggere tanta disperazione, per quando dipinta di fede e moderatismo. Persino Berlusconi è alla ricerca di un salvagente tipo Monti. Lui, l’Unto, l’uomo che faceva Cucù alla Merkel è in tale stato confusionario, che a confronto i fuochi di artificio sono un sommesso sussurro. Un refolo di vento. Una prece.

 

La domanda è: perché è avvenuto questo? Certo, c’è la crisi che ha sconvolto i piani e la forma mentis di tanti italiani, facendo palpare a molti il senso della povertà incipiente. E poi c’è l’inadeguatezza di una classe dirigente che, in tempi di vacche grasse mangia e beve, ma poi, quando i tempi diventano duri mostra tutta la propria inadeguatezza e ignoranza in senso forte. Ma, terzo fattore, c’è stata la risposta del PD a questo spettacolo indecoroso e disperato, alla crisi della politica e delle istituzioni. E quindi ci sono state le primarie, fatte come andavano fatte, ossia secondo procedure pubbliche, condivise e ferree. E poi la serietà della risposta alla crisi, con un sostegno critico nel caso ma inappuntabile a Monti. E quindi l’europeismo vero, non di facciata. Il sentirsi parte della società civile reale, quella dei lavoratori, dei produttori, dei precari, non solo delle élite professionali. La sintonia con la storia di questo bellissimo Paese: non parvenu, ma serissimi testimoni di questi decenni difficili, sempre schierati (anche quando non faceva tendenza) dalla parte della democrazia e delle istituzioni. Non comici (fascisti) prestati alla politica, non miliardari annoiati dagli affari che si scoprono benefattori politici, ma gente che sa di cosa si sta parlando, gente che studia, che ha spirito di servizio, che sa fare dei passi indietro per il bene pubblico quando serve, che percepisce lo spirito di comunità, che è ‘partito’ nel senso più bello e nobile del termine. Gente per cui la politica è bella, la cosa più bella di tutte le attività umane, e non un modo come un altro per fare soldi o fare carriera alla faccia nostra. Ecco.

Nella foto, un momento alto della tragedia italiana


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13 dicembre 2012

Primarie vs. Porcellum

Le primarie volute da Bersani per i parlamentari sono un vero tsunami, c’è poco da fare. I più sconvolti sembrano proprio i renziani (i più renziani di Renzi, disciamo). Reggi è inviperito e si scaglia contro le regole. Ma quali? Se ne parlerà in direzione solo lunedì prossimo! A meno che per ‘regole’ si intenda la rabbia di dover fare davvero le primarie quando già molti si cullavano nell’idea di essere nominati, magari in ‘quote’ prefissate.  E invece la decisione del Segretario in una riunione di direzione scombicchera i piani di molti, a partire da chi voleva ‘rottamare’ ma poi, quando si ‘rinnova’ per davvero, fuori di retorica, si sente a disagio. Vi dico la verità: l’idea che dietro la formazione delle liste non vi siano le solite, estenuanti riunioni notturne, dove i nomi ballano su e giù, e c’è chi entra e chi esce nello spazio di un minuto, e tutto sembra doversi ridurre al rispetto di ‘quote’ e percentuali, nonché l’idea che 3 milioni e mezzo di potenziali elettori possano decidere tutti assieme i propri rappresentanti in Parlamento nonostante la porcata del Porcellum, be’, francamente mi elettrizzano. Speriamo solo che tutto vada bene, che non ci siano intoppi, che il PD (e SEL) sappiano interpretare bene a livello politico-organizzativo questo compito immane che si sono assunti. Sarebbe un bene per l’intero Paese. Ecco quel che significa interesse generale, altro che comici fascisti.


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12 dicembre 2012

Miliardari e comici

I grandi giornali (diciamo i giornali ‘borghesi’, ok?) si stanno riposizionando. Dopo aver sostenuto Matteo Renzi, non per amore di Renzi stesso ma per disamore del PD, eccoli già rinfrancati e sui blocchi partenza a supportare Monti (o chi per lui). Lo scenario è il solito. Invece del confronto stantio tra sinistra e destra, meglio riequilibrare al centro e impaludarsi. Questa sarebbe la grande novità! Anche in tal caso, solo per rilanciare un pezzo di classe dirigente (centrista, terzista o miliardaria), piuttosto che ritenere davvero salutare questo impaludamento. Lo ha detto Montezemolo ieri. Peraltro già la teoria degli opposti estremismi andava molto in auge quaranta anni fa con Mario Tanassi. Come canta Guccini nella Genesi: “Avanti al centro contro gli opposti estremismi!”. Se allora, a rigore, dovessimo dire quale sia effettivamente il ‘nuovo’, be’, questo ‘nuovo’ non sarebbe quello di Cordero e dei terzisti. La rincorsa ad accatastarsi tutti assieme nell’acquitrino centrale è vecchia quanto il cucco, ed è la sola risorsa di chi vorrebbe governare il Paese senza un’idea, senza un po’ di coraggio, senza un vero rinnovamento, ma così, spandendo in aria il profumo dei miliardi e la paura verso gli estremisti. E se ciò è vero, il nuovo, quello autentico, non è nel centrismo d’antan, ma nel progetto che intende innovare il Paese, la sua cultura politica, rigettando i populismi e i miliardi facili, ma investendo sulla scuola, sul welfare ridisegnato, sull’equità, sulla partecipazione, sulla possibilità di rinsaldare il rapporto con le istituzioni, la politica e i partiti. Mi spiace, ma di questo nuovo, di questo senso di Bersani per il rinnovamento, non c’è traccia nel terzismo dei giornali borghesi, nella borghesia indignata che pretende di dare lezioni al ‘popolo’, nei miliardari che invocano meno politica, meno partiti, meno sinistra e più interessi di ceto, nei comici che non fanno ridere più da tempo, anzi sono livorosi, inaciditi, costipati nel volto mentre dicono parolacce, biliosi. E persino un po’ fascisti.

 


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11 dicembre 2012

La bandiera Monti

Stefano Folli è un tifoso della lista Monti. Ce ne sono molti e fin qui nulla di male. Quel che colpisce è il solito, scocciante schema per cui da una parte c’è Monti, dall’altra i ‘vecchi partiti’ che sarebbero in apprensione, se non irritati, per la discesa in campo (aridanga) dell’attuale Premier. Caro Folli, Bersani non è irritato per la ‘discesa in campo’ (Monti in campo già c’è) ma per la piega che potrebbe prendere questo suo ‘schierarsi’. È un anno che il PD copre a sinistra Monti, mostra un grande senso di responsabilità, attenua gli effetti di opinione per le scelte drastiche del governo su quel fianco sociale (disciamolo, l’IMU è stata la legge più iniqua da quando l’uomo ha inventato il cavallo, direbbe Er Pomata). Monti non è vissuto soltanto di luce propria e della propria autorevolezza personale, perché il ruolo di sostegno dei democratici è stato essenziale, persino più di quanto non lo sia stato quello del PDL, che difatti ha sofferto in questi mesi il proprio appoggio al governo tecnico e ora ha spento la luce.

 

E poi “vecchio partito” non è certo il PD, se non in una visione un po’ snob, un po’ anticasta, un po’ antipolitica. È roba di ieri, ma vorrei ricordare che alle primarie PD (un partito nato pochissimi anni fa) hanno partecipato oltre 3 milioni di persone, che hanno pure pagato per votare e indicare consapevolmente, dopo un grande dibattito nazinoale, il leader di coalizione! Vecchio partito sarà semmai il PDL padronale, imploso oggi in via definitiva. Vecchio partito sarà l’UDC, lista del capo anch’esso. La retorica dei vecchi partiti è tipica di un ‘vecchio’ giornalismo terzista e centrista, che ritiene l’equilibrismo politico un valore, quando invece la democrazia è fatta di scelte, decisioni, partiti alternativi e alternanze politico-programmatiche.

 

Diciamolo con franchezza. I centristi (quelli dei convegni al caviale e delle élite ghe pensi mi altro che il sindacato!) ora vorrebbero passare all’incasso, versando allo sportello il titolo ‘Monti’. Ecco perché Bersani è irritato (ammettendo che lo sia). Perché non è bello prendere schiaffi e mostrare un senso di responsabilità fuori norma, e poi vedersi additare come vecchio partito che pensa soltanto al proprio comodo elettorale. Il terzismo non mi è mai piaciuto, tantomeno l’equilibrismo, ma ancor più non apprezzo affatto l’anteposizione del proprio interesse di partito o di lista (sventolare Monti come una bandiera per qualche voto in più) dopo che per un anno si sono suddivisi (nemmeno troppo equamente) oneri e responsabilità di tagli e tasse davanti agli italiani. Siamo democratici, mica babbei!

 


10 dicembre 2012

I convegni al caviale

Ho come l’impressione (quasi la certezza) che ci sia un certo segmento della politica italiana che, senza Monti, non saprebbe a quale scoglio appiccarsi. Si colloca al centro del mercato politico, è costituita da ipotetici ‘moderati’ ed è il recinto in cui si accalcano molti appartenenti alla cosiddetta ‘società civile’, e che altri non sono che rappresentanti della classe dirigente italiana orfani di partito o incapaci di costruirne uno e persino refrattari alla politica o incapaci di comprenderne persino il concretissimo senso pratico. Insomma, c’è una certa densità di chiacchiera rarefatta che cerca nell’attuale premier la possibilità di una fattiva condensazione. Non esagero. Se pensate alle evoluzioni di Montezemolo (mi candido, sì, no, non so, altra domanda?), se pensate all’equilibrismo di Casini, se riflettete sullo strano protagonismo politico di Bonanni e delle ACLI (tanto per dire) il quadro apparirà anche sperimentalmente fondato. L’immagine che ne ho è quella di un grande e sconclusionato movimento, un vorticare convulso di tutto un po’, che senza un ‘centro’ (paradossale, no?) del tipo di Monti rischia di apparire un caleidoscopio mal congegnato destinato a centifugarsi.

 

Ora, io non me la prendo con professionisti del centro, con quelli che fanno di primo mestiere gli equilibristi terzisti e poi i sindacalisti o i manager o i professori. No. Io me la prendo con quelli di sinistra (o che provengono dalla sinistra) che stanno lì, in zona Montezemolo in special modo, ad aspettare Godot, come se la precedente esperienza politica non avesse prodotto in loro alcun germoglio e nessun fondamento. Chi ha militato nella sinistra, soprattutto nelle varie organizzazioni della sinistra, sa bene (o dovrebbe sapere bene) che non è mulinando mediaticamente nomi altisonanti, ideuzze, indignazione borghese, primato dell’economia, manifesti sofisticati, convegni e oscargiannetto che si costruisce politica. Al massimo si fa un bel po’ di caciara che disorienta l’elettorato e confonde i più giovani. Punto. La politica, nonostante Berlusconi, resta una cosa serissima con i suoi canoni e le sue regole. Ed è soprattutto un lavoro che richiede competenze specifiche, e una certa aderenza alla realtà sociale, e persino un rapporto con i più umili, gli ‘ultimi’, non solo con i professori, i giornalisti e gli opinion maker. Temo che lì, nei convegni al caviale del centro, gli schieramenti interni e i dibattiti si costruiscano soprattutto a partire dal gusto con cui si abbina il foulard ai gemelli della camicia. E non è bello.

Nella foto, la mensa del convegno 'Salviamo l'Italia con Mari e Monti'

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